Do two people ever see the same rainbow?
Possono due persone vedere lo stesso arcobaleno?
Serie of 10 photographies
2010, Ed. 5

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The concept of community is really close to the concept of horizons: both speak of a circle and a limited view.

During the residency I photographed in the countryside surrounding a small German village creating new relationships between landscapes and horizons.

The horizon appears a circular line that separates earth from sky if the observer stands in the center. It magically connects two different worlds while presenting a limit. It speaks of the dualism between visible and invisible, top and bottom, life and death.

Historically, the distance to the visible horizon at sea has been extremely important: it represented the maximum range of communication and vision before the development of telecommunication.

In my search of the orient (literally orientation), using photography, I re-created a series of personal horizons, starting with the idea that the objective and tangible landscape we perceive with our senses is always mediated by a hidden and changing internal landscape.

I suggest both internal and external landscape in the title in an attempt to share a vision through representation, which in reality is impossible since a rainbow is an optical phenomenon dependent on the position of the observer.

 

 

Il concetto di comunità è molto vicino al concetto di orizzonte entrambi si ricollegano alla forma del  cerchio e ad una visione limitata. Durante la residenza d'artista alla Camago Foundation ho realizzato una serie di fotografie nella campagna tedesca nell'intorno di un piccolo villaggio, creando nuove relazioni fra orizzonti e paesaggi.

L'orizzonte è una linea circolare con centro sull'osservatore che separa la terra dal cielo. Ha la magia di connettere due mondi distinti ma rappresenta anche un limite. Inevitabilmente muove il dualismo fra visibile e invisibile, superiore e inferiore, vita e morte.
Prima dell'invenzione delle telecomunicazioni l'orizzonte visibile rappresentava la distanza massima con cui era possibile comunicare in tempo reale per mezzo di fuochi o altri segnali ottici. 
Nella mia ricerca dell'oriente (letterelmente orientarsi) ho realizzato un progetto fotografico dove ri-creo una serie di orizzonti personali, partendo dall'assunto che il paesaggio oggettivo e tangibile che appare ai nostri sensi è sempre mediato da un paesaggio interno, nascosto e mutevole.
Il titolo suggerisce il tentativo di condividere una visione attraverso la rappresentazione, cosa che nell'istante reale sarebbe impossibile in quanto l'arcobaleno è un fenomeno ottico che dipende anche dalla posizione dell'osservatore.